La nuova guerra per il petrolio

Appena terminata la guerra allo Stato Islamico ne comincia un’altra, contro la minoranza curda

 

Non si placa l’incendio che ormai da anni divora il Medio Oriente. Non appena è stata ultimata la presa di Raqqa si apre un altro fronte. Questa volta il protagonista è il Kurdistan che, tre settimane dopo il referendum per distaccarsi dall’Iraq, è stato attaccato dalle truppe dell’Ayatollah Ali al-Sistani.

La città di Kirkuk, un coagulo di gruppi etnici curdi, turkmeni e arabi è stata facilmente conquistata dalle forze federali, le quali hanno giocato sulle rivalità esistenti tra le fazioni curde. 1014706-1920803698

Il presidente della regione autonoma  curda Mas’ud Barzani ha chiesto alle truppe irachene di evitare il conflitto, invano.  Nessuna nazione con interessi in Medio Oriente vede di buon occhio l’indipendenza curda: chi come Iraq, Turchia e Siria perderebbe parti del proprio territorio e chi, come Russia e Usa possiede interessi petroliferi nella zona

 

Entrambe le superpotenze si comportano in modo ambiguo,  Putin appoggia i Curdi Iracheni e contemporaneamente ostacola l’YPG in Siria, il Pentagono si mantiene sul chi va là, non appoggiando le richieste curde né l’avanzata Irachena, continuando ad armare entrambe le fazioni. La questione curda continua a creare contrasti e, in una zona di forti tensioni geopolitiche e interessi petroliferi, nessuna delle potenze presenti sembra voler cedere terreno.

 

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