Bufale in Siria: come si uccide con l’informazione

C’è del marcio in Siria: chi si cela dietro l’Osservatorio Siriano

 

Il suo nome è Rami Abdul Rahman, ha 47 anni, viene dalla Siria e vive a Coventry,  nel Regno Unito. E’ il presidente dell’Osservatorio Siriano dei diritti umani, 17 anni fa fuggì dalla Siria. Fondò l’Osservatorio Siriano dei diritti umani e da allora scrive in maniera indipendente, vantando una rete di oltre 200 collaboratori. Questa è la versione ufficiale, propinata da Rahman. Ma ci sono alcune voci differenti.  C’è chi afferma sia scappato dalla Siria clandestinamente e il Regno Unito lo abbia accolto, trovandogli una sistemazione a Coventry, piccola cittadina industriale nel paese di Sua maestà. Secondo alcune fonti egli sarebbe subentrato nel progetto dell’Osservatorio Siriano e se ne sarebbe appropriato, dopo un litigio.

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Rahman possiede una rete di 200 collaboratori, ma è abbastanza facile mettere in dubbio l’attendibilità delle sue fonti, basti pensare che egli non mette piede su territorio siriano da più di 15 anni. Rahman vanta di scrivere senza aver nessuno alle spalle, eppure è stato più volte visto con il ministro degli esteri inglese, probabilmente riceve denaro dal Regno Unito.

Il NewYork Times lo ha definito “one man band”. Numerose le indagini svolte dal giornale diretto da Dean Baquet, pure il Cremlino diffida del Presidente dell’Osservatorio Siriano, definendo le sue ricostruzioni poco chiare. E’ stato scoperto come Rahman provenga dalla costa Siriana, precisamente da Baniyas, dove è presente la comunità alawita, a cui appartiene lo stesso presidente Al Assad.

 

Su di lui l’opinione pubblica si divide: tutte le fazioni combattenti in Siria lo criticano, invece c’è chi, come Amnesty International, elogia il suo lavoro. “La sua obiettività ci sta uccidendo” queste le parole di Manhal Bareesh, attivista siriano che conobbe Rahman prima della guerra. Nonostante ciò continua a documentare ogni omicidio e crimine di guerra, passando le informazioni a Rahman, come molti suoi colleghi. Si vocifera anche di un coinvolgimento del Mossad, della CIA e dei Fratelli Musulmani, Rahman ha confermato di avere contatti con quest’ultimi. Per tutte queste ragioni in patria è considerato un manager di successo, più che un difensore dei diritti umani.

 

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Si autodefinisce combattente per la libertà, ma sembra più interessato alla disinformazione, al soldo del miglior offerente, Unione Europea compresa. Purtroppo non sarebbe il primo caso:  Rafid al-Janabi causò la guerra in Iraq,  diffondendo false notizie sulla presenza di armi chimiche, mai state trovate,  Sliman Bouchuiguir a sua volta fabbricò le informazioni che causarono il rovesciamento del regime di Mu’ammar Gheddafi. L’Occidente sembra entusiasta di questo genere di disinformazione e continua ad appoggiarla, anziché contrastarla, per poter giustificare conflitti su conflitti. Del resto si è sempre dimostrato facile creare pregiudizi o giustificazioni ad hoc per intervenire negli scenari mondiali, insomma il fardello dell’uomo bianco dev’essere portato avanti, così come la missione “civilizzatrice” dell’Occidente. In tutto ciò l’Osservatorio Siriano dei diritti umani continua a lavorare e il Medio Oriente si prepara a un nuovo conflitto.

Fabio Bonici

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