Thomas Sankara: chi era il Che Guevara africano

 

Promosse riforme sociali, combatté la povertà e cercò di abolire il debito estero africano

 

Thoma Isidore Noël Sankara nacque a Yako, nella Repubblica dell’Alto Volta, il giorno 21 dicembre 1949.  Ricevette un’istruzione cattolica, grazie alla sua famiglia la quale tentò di convincerlo a prendere i voti. Secondo molti avrebbe abbandonato la chiesa con l’avvicinamento alla dottrina marxista, mentre altri sostengono che la sua fede in Dio non si fosse mai spenta. Nel 1966, a 19 anni, iniziò la carriera militare in Madagascar, paese dove assistette alle rivolte del 1971-1972.  Già dall’adolescenza fu caratterizzato da un forte carisma e da una buona reputazione, entrambi implementati dalla sua passione per la chitarra e per le moto.

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Mentre i rivoluzionari come individui possono essere assassinati, non puoi uccidere gli ideali (Thomas Sankara)

 

Iniziò la carriera politica, arrivando a ricoprire le posizioni di Segretario di stato e Primo ministro. In seguito a una visita del figlio del presidente francese, Jean-Christophe Mitterrand, Thomas fu arrestato. In seguito all’incarcerazione del Che guevara africano sorse un’insurrezione popolare, che fece crollare il governo di Ouedraogo e portò alla presidenza lo stesso Sankara.

 

 

Thomas incentrò la sua politica sulle riforme sociali, sull’accesso ad acqua, cibo e medicinali a tutta la popolazione e sul problema della deforestazione. In solo 4 anni di presidenza  Sankara riuscì a garantire a tutti i suoi cittadini 2 pasti e 10 litri d’acqua al giorno. Notevole la sua campagna contro l’AIDS e la costruzione di centri sanitari in ogni villaggio burkinabè, basti pensare che l’UNICEF definì quella in Burkina faso la più grande campagna di vaccinazione del mondo. Sotto la sua presidenza furono attuate riforme volte a migliorare la condizione delle donne, fu condannata la poligamia e abolita la circoncisione femminile. Temi come la corruzione, la deforestazione e l’istruzione divennero ben presto colonne portanti della politica di Sankara. A un anno dalla sua elezione cambiò il nome della Repubblica dell’Alto Volta (nome creato dalle potenze coloniali) in Burkina Faso, letteralmente terra degli uomini integri.

 

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Scalpore fu destato dal discorso di Sankara all’Organizzazione per l’Unità Africana, in cui il presidente dei burkinabè denunciò il debito africano come strumento del Neocolonialismo europeo in Africa. Durante il proprio intervento Sankara accusò lo sfruttamento dell’Africa e l’imperialismo intellettuale, egli cercò di far ribellare gli altri capi di stato per non pagare, tutti insieme, il debito nei confronti dell’Occidente. Uno scroscio di applausi accompagnò il termine del discorso, ma da quel momento in poi Thomas Sankara fu sempre più solo.

In un  breve periodo i paesi occidentali portarono a una destabilizzazione del governo Sankara, sino all’agguato che lo uccise, il 15 ottobre 1987. Dietro all’attentato vi era Blaise Compaorè, Ministro della giustizia, il quale succedette a Thomas Sankara e annullò molte delle riforme attuate in precedenza.

 

Cercò di riscattare l’Africa ma fallì, il Che Guevara africano è stato ucciso dallo stesso meccanismo che ancora oggi destabilizza il suo continente, il cui unico scopo è il profitto e lo sfruttamento delle risorse minerarie, di cui l’Africa è ricca. Punto di riferimento per milioni di giovani, Thomas Sankara rappresenterà sempre un caposaldo nella lotta all’imperialismo, famose le sue parole:

« Per l’imperialismo è più importante dominarci culturalmente che militarmente. La dominazione culturale è la più flessibile, la più efficace, la meno costosa. Il nostro compito consiste nel decolonizzare la nostra mentalità. »

 

Fabio Bonici

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