Accoltellata giornalista russa: quando fare informazione diventa pericoloso

 

Attimi di tensione per i media indipendenti russi, in tutto il mondo sono più di 40 i giornalisti morti nel 2017

Erano le 12.45 di lunedì, quando un uomo si è introdotto nell’edificio che ospita la sede di Echo Movsky, radio indipendente russa con sede a Mosca. Dopo aver propagato del gas lacrimogeno l’individuo,  Boris Gritz uomo di 48 anni, è salito ai piani superiori del palazzo e si è diretto verso l’ufficio di Tatiana Felguengauer, ben nota presentatrice della radio. La donna è stata accoltellata, secondo alcune fonti al collo, per altre al ginocchio, subito dopo sono intervenuti gli uomini della sicurezza e l’assalitore è stato arrestato.  Dopo un intervento in ospedale Tatiana è stata indotta in coma e poco dopo dichiarata fuori pericolo dai medici.  Attualmente è stato rivelato che l’aggressore sia una persona instabile e che abbia agito individualmente.

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Alexei Venediktov, direttore generale di Echo, ha affermato <<Conosceva cose che non avrebbe dovuto sapere, come sapeva che Tatiana sarebbe stata ancora qua? Nell’ora in cui è avvenuta l’aggressione, lei sarebbe dovuta già essere andata via. Ci sono molte domande senza risposta>> L’organizzazione dei giornalisti russi ha additato  Russia 24 come responsabile, ritenendo che i servizi della televisione di stato russa possano favorire attacchi da parte di soggetti instabili nei confronti dei media indipendenti.

 

Atti di violenza non sono fenomeni isolati nel mondo del giornalismo anzi, basti pensare all’assassinio di Daphne Anne Vella, avvenuto lo scorso 16 ottobre a Malta.              Proprio a causa dell’alto numero di violenze nei confronti d giornalisti è nata Reporters sans frontières (RSF) , organizzazione fondata nel 1985 con lo scopo di difendere la libertà d’informazione. Secondo RSF da gennaio 2017 a oggi in tutto il mondo sarebbero stati assassinati 47 giornalisti, senza tener conto degli omicidi di collaboratori. Tra gli stati in cui fare informazione è più pericoloso spiccano: Iraq(7), Messico(11) e Siria(8). Decisamente più “diplomatici” i metodi di Turchia, Egitto e Iran, essi frequentemente “si limitano” a imprigionare i giornalisti più scomodi, portando purtroppo a 342 il numero di giornalisti incarcerati in quest’anno.

A monte di questo fenomeno vi è la prepotenza di chi detiene il potere, o svolge attività illegali, dall’altra l’audacia di chi esercita la propria professione con coraggio, senza fermarsi di fronte a minacce e intimidazioni. Chi cerca e diffonde la verità, non accettanndo solo  quella canonica che ci viene propinata è spesso una figura scomoda, che purtroppo rischia di essere eliminata.

 

Fabio Bonici

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