Rohyngia: storia di un genocidio

Più di 600 mila Rohyngia sono fuggiti in Bangladesh, altre migliaia sono rinchiuse in campi profughi o sono state sterminate, emergenza umanitaria imminente

In queste ultime settimane si sta largamente affrontando il problema del genocidio dei Rohingya, popolo musulmano stanziato entro i limiti dello stato del Myanmar
In Birmania vive una pluralità di gruppi etnici profondamente differenti tra loro. Di rilevante importanza sono le religioni praticate nel territorio dello stato:
Buddismo, Cristianesimo e Islamismo. Il Buddismo di tradizione Theravāda, che ha subito l’influenza della cultura locale, è il culto dominante, praticata da quasi il 90% della popolazione.
Tale preponderanza di una religione ha portato alla discriminazione dei membri delle altre, ovvero quella Cristiana e quella Islamica.
Questa non è l’unica causa di questo conflitto, il quale trova le sue radici durante la seconda guerra mondiale. Il Myanmar, stato sotto l’egida britannica, fu abbandonato dalle truppe di Sua maestà, in seguito all’invasione da parte del Giappone. Il Regno Unito, per creare uno stato cuscinetto, finanziò e fornì materiale bellico all’etnia Rohingya. Ciò creò una profonda spaccatura all’interno della società del paese: da un lato vi erano i nazionalisti birmani, schierati con il Giappone, dall’altra i Rohingya appoggiati dal Regno Unito. Quest’ultimi, invece di contrastare  le truppe nipponiche, utilizzarono le armi di Sua maestà per tentare di distruggere gli insediamenti buddisti all’interno dell’attuale stato di Rakhine.
Si stima che il 28 marzo del 1942 i Rohingya sterminarono 20 000 Arakanesi, in compenso durante l’ultimo conflitto mondiale i soldati del Sol Levante si resero responsabili di oscenità quali stupri e torture a spese dei Rohingya.

 

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Dopo l’indipendenza dal Regno Unito, molti appartenenti a minoranze etniche ottennero la cittadinanza birmana, arrivando a ricoprire cariche di prestigio(basti pensare che alcuni divennero parlamentari). Quasi in contemporanea nacque, nel 1947, il partito Mujahid, ovvero un’organizzazione volta alla Jihad, fondata dagli anziani Rohyngia.
In questo periodo molti Rohyngia emigrano in Bangladesh e altri chiesero di poter entrare sotto la sovranità del Pakistan.
Nel 1962  un colpo di Stato militare condotto dal generale Ne Win diede vita a una dittatura militare, che durerà fino al 1988. In questo periodo si accentua il nazionalismo birmano, a scapito delle minoranze, in particolare di quella musulmana.

Tutti questi fatti dimostrano come il genocidio dei Rohyngia non sia un fulmine a ciel sereno, già nel 1982 essi furono privati della cittadinanza birmana, poichè considerati immigrati bengalesi. Essi non possono detenere terre nè avere più di due figli. Nel 2012 le tensioni sfociarono in atti di violenza, causando quasi una trentina di morti.
Quest’anno la situazione è precipitata, gran parte dei Rohyngia sono stati costretti ad abbandonare le loro abitazioni per essere rinchiusi in campi profughi o sterminati,
contemporaneamente alcuni membri della comunità si sono riuniti  nell’Arakan Rohingya Salvation Army (ARSA),  organizzazione paramilitare che compie veri e propri attentati terroristici, spesso contro stazioni di polizia.

A fronte degli ultimi avvenimenti più di 600000 Rohyngia, secondo il rapporto delle Nazioni Unite, sono fuggiti in Bangladesh, mentre altre migliaia sono state uccise o raggruppate in campi profughi. La crisi umanitaria sembra imminente.

 

Per citare Primo Levi:                                                                                                                  “Tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo”
Pare che l’uomo abbia dimenticato il suo passato, ogni anno il 27 gennaio celebriamo la Shoah, ormai ridotta a banale “festività”, occasione per i media di rispolverare sempre gli stessi servizi e per le emittenti televisive di mandare in onda qualche classico, alla Schindler’s List.
Dopo l’olocausto non ci siamo fermati nel corso degli ultimi 70 anni l’uomo si è macchiato del genocidio in Cambogia, dello sterminio in Congo e infine, se la situazione non cambierà, dell’ecatombe del popolo Rohyngia.

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