Italia senza pallone e…

Strano ma vero. Dopo sessanta anni da protagonista, tra alti e bassi, l’Italia non partecipa ad un Mondiale di calcio. Purtroppo tale risultato era prevedibile: gioco sterile, convocazioni discutibili, assenze importanti e chi più ne ha più ne metta. “Colpa di Ventura” per molti, “Ragazzi incapaci in campo” per altri, ma il risultato non cambia: l’Italia è fuori dai giochi.

Al di là delle critiche del mondo dell’anticalcio, che ritiene di poter risolvere tutti i problemi una volta usciti da una prestigiosa competizione sportiva, ci sono i tifosi veri, quelli che nonostante tutto, a quei 90 minuti di gioco proprio non volevano rinunciare. E forse,fanno bene: dopotutto “quando c’è da festeggiare sono tutti italiani, quando si perde non lo è nessuno” dicono i tifosi più accaniti.

C’è da interpretare questa eliminazione sotto molti aspetti. Partiamo dal Ct, Giampiero Ventura, con un passato da calciatore non entusiasmante ma con dei buoni risultati ottenuti da allenatore: certo è che la gestione di una squadra nazionale è ben diversa da una squadra di club. E i risultati ne sono la prova. Le scelte da lui effettuate, a partire dalle convocazioni e dal modulo con cui scendere in campo, non hanno convinto già da subito: ritmi bassi, poca concentrazione, palle perse. Tuttavia l’ideale dell’allenatore non cambia, e i risultati stentano ad arrivare: si giunge finalmente alla partita con la Svezia e, sia all’andata che al ritorno,(vuoi anche una buona dose di sfortuna) il goal non arriva. Troppe le azioni vanificate, troppi i cross a vuoto, troppi errori fatali. E si sa, chi ha colpa del suo mal, pianga se stesso. A proposito di lacrime, veniamo ai giocatori: per tanti di loro – non tutti sia chiaro- questa era l’opportunità di coronare di trofei la propria carriera, tra cui Gigi Buffon – che come sappiamo lascerà la nazionale con l ‘amaro in bocca-. La colpa in parte va anche a loro: troppo superficiali, spesso scesi in campo con lo spirito da migliore della classe, e usciti a testa bassa tra i fischi di buona parte del pubblico. Le lacrime a fine gara servono a poco, ma da tali sconfitte bisogna imparare; quello che forse ha sorpreso più di tutti è l’atteggiamento stesso di Buffon, che a fine gara, nonostante lo stato emotivo non ottimale, è riuscito a dare una spiegazione chiara e lucida di quanto avvenuto. “A mancare è stato un po’ tutto, a partire dal supporto: forse tanti italiani non credono più nell’Italia, nemmeno in quella calcistica. E probabilmente questo senso di sfiducia generale in campo si sente.”

Le opinioni degli italiani sono tuttavia divergenti: c’è chi ritiene che sia giunto il momento di cambiare direzione, puntando di più sui giovani italiani nelle primavere dei club; c’è chi da la colpa in larga parte ad una dirigenza della FIGC e chi addossa le colpe interamente allo staff tecnico. E c’è chi dice basta ( o lo ha già detto) al calcio!

Non è questa la sede ove sindacare su quale sia lo sport da seguire, ma è chiaro che all’Italia sta capitando qualcosa di davvero ambiguo. Mancano le idee. Manca la cultura. La tradizione sta venendo meno: neanche una partita di calcio riesce a più a tenerci uniti. Appiattimento, livellamento, standardizzazione, uniformazione: tutti sinonimi che stanno ad indicare ciò che sta accadendo al nostro Paese. Il declino. Chissà fino a che punto arriveremo, chissà se cambierà qualcosa in positivo ( e con quali tempistiche) in un’Italia che sembra ormai, tristemente, irriconoscibile.

 

Andrea Gatto

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...