Gomorra: come mitizzare la mafia

 

Martedì 14 e mercoledì 15 novembre sono andate in onda, sul grande schermo le prime due puntate della terza stagione di Gomorra.
Numeri da capogiro per l’acclamata serie Tv dell’omonimo best seller di Roberto Saviano, il 15 ha chiuso il box office con un totale di oltre 500.000 euro.

Sono passati più di 80 anni dall’uscita di Scarface (prima produzione del 1932), da allora il grande schermo ha enormemente contribuito al fenomeno di mitizzazione della mafia. Spesso registi, sceneggiatori e attori tendono a romanzare le vite dei criminali, personaggi di numerosi film, e anche serie tv.

Infatti anche il piccolo schermovfa la sua parte, in questa macchina di mitizzazione. Dal meno recente La piovra a quelli di oggi, sono molti gli sceneggiati che trattano il tema della criminalità organizzata.
Più recenti sono Romanzo Criminale, Suburra e Gomorra, i boss di queste serie tv sono diventati gli eroi dei ragazzini, tutti vogliono essere Ciro Di Marzio o perchè no, Alessandro Adami. Forse il prolema principale, è che la vita da delinquente dei protagonisti viene mostrata, eppure è proprio essa  a esercitare un fascino criminale su migliaia di persone.

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Frasi come “Mo ce ripigliamm’ tutt’ chell che è ‘o nuost” di Gomorra o “è finito er tempo der perdono… mò è’r tempo der giudizzio” di Romanzo criminale,
sono diventate virali, spesso utilizzati per la creazione di meme.

 

La malavita italiana ha fatto breccia nell’immaginario collettivo di tutto il mondo. Un esempio eclatante è l’introduzione di frasi in napoletano nei pezzi del duo francese
PNL e il video del pezzo Le monde ou rien, girato a Scampia.
Insomma l’aurea romantica che si è creata intorno alla figura del criminale ha colpito tutti, i ragazzini giocano alle guerre tra clan mafiosi, mentre la mafia,
quella vera, continua a crescere.

 

Fabio Bonici

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