La bufala dei braccialetti di Bezos

amazon-bracciale

Nelle ultime ore è girata la falsa notizia che Jeff Bezos, ideatore e fondatore del colosso di vendita online Amazon, abbia sviluppato un sistema in grado di tracciare, tramite un semplice bracciale ,il percorso fatto dai singoli dipendenti durante la fase di recupero della merce richiesta. Questa bufala ha dato voce, come accade sempre, a numerose polemiche riguardanti il diritto di privacy sul lavoro e il sempre più crescente sfruttamento dei dipendenti da parte dei big dell’innovazione. Dunque, qual è la verità?

Un aiuto valido

L’idea di creare l’ormai noto bracciale risale al 2016, anno in cui è stata brevettata. Le motivazioni sono da ricercarsi nella naturale tendenza umana all’errore: capita spesso infatti che un dipendente possa fallare, collocando un prodotto al posto sbagliato, generando confusione durante la fase di ritiro dello stesso dal magazzino. Finché l’errore viene commesso all’interno di un luogo di raccolta di piccole dimensioni, per conto di una piccola o media impresa, il fatto non causa gravi ritardi di consegna; quando però il magazzino si estende per uno spazio poco più esteso di quattro campi da calcio e l’impresa è una forte e ricca multinazionale come Amazon, un singolo rallentamento nel sistema di consegne può essere fatale per la reputazione dell’azienda.
Per ovviare al margine di errore, più che ammissibile, purché ridotto, durante un turno di lavoro di 8 ore, il colosso americano ha sviluppato la soluzione di un bracciale che consenta di far capire al dipendente, tramite una studiata vibrazione percepibile da esso, se il prodotto che ha sistemato all’interno del magazzino si trovi nella giusta posizione, consentendo di rendere perfetta la fase di prelevamento, qualora la merce venga richiesta da parte del cliente.
Per quanto riguarda il tracciamento della posizione del dipendente, è questa la bufala della notizia recente. Se così fosse, si tratterebbe certamente di una violazione della privacy che ognuno di noi ha diritto ad avere, e Amazon perderebbe tutta la sua reputazione, oltre che essere fortemente giudicata penalmente.

Informarsi è bene, essere consapevoli è meglio

Dopo la bufala non sono mancate le voci dei soliti fomentatori della rete, che hanno espresso un parere senza riflettere in merito a quanto da loro dichiarato. Affermare che i dipendenti vengano tracciati equivale a mettere sotto falsa luce Amazon, che non è di certo un campo di concentramento, pur essendo criticabile per la sua politica di lavoro imposta ai dipendenti, che vivono con la consapevolezza di poter essere sostituiti un domani dalle macchine. Bisognerebbe dunque informarsi, prima di aprir bocca su un argomento così delicato come quello del lavoro e della privacy durante gli orari di attività, e ricordarsi che ogni giorno, nel momento in cui si utilizza il proprio smartphone, si è tracciati tramite gps, e che ogni risultato ricercato in rete rimane memorizzato sul server a noi più vicino.
Allo stesso modo sarebbe molto più utile domandarsi quali potrebbero essere le possibili soluzioni per far fronte al problema dell’automatizzazione del lavoro manuale, della falsa informazione( come in questo caso), delle tecnologie del prossimo futuro sostitute del petrolio, dei mestieri che potranno crearsi in futuro. Queste sarebbero le domande stimolanti e portatrici di innovazione. Siamo nel 2018, evolviamoci invece di involvere.

Mattia Bacigalupo

Esiste un solo bene, la conoscenza, e un solo male, l’ignoranza.
(Socrate)

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