Le critiche allo spot di iPad Pro: luci e ombre della comunicazione

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Il nuovo anno è iniziato, ed Apple non ha mancato di stupire ancora una volta con una delle sue colonne portanti, iPad pro per l’appunto.
Le novità tecniche di questo prodotto non sono da ricercarsi solo nella dimensione aumentata dello schermo, nel ridotto peso nonostante le dimensioni generose, ma anche e soprattutto nella potenzialità che l’azienda americana ha voluto offrire agli utilizzatori più legati al suo marchio, ovvero quella di non sfruttare, bensì creare contenuti.
Il nuovo iPad pro consente infatti, grazie ad una aumentata capacità delle sue componenti tecniche, di supportare con una fluidità e leggerezza mai viste fino ad ora immagini in 2d e 3d anche molto pesanti, di  modificarne i dettagli senza causare rallentamenti di sistema, e creare disegni in tempo reale, non riscontrando minimi ritardi di reazione da parte del dispositivo, che è in grado di percepire anche l’inclinazione del pennino ( messo in vendita come gadget, tipica strategia di mercato di Apple) sullo schermo e di sentirne la pressione esercitata su esso per variare di conseguenza il risultato grafico, in una maniera del tutto simile alla realtà.
Un prodotto insomma, che deve adattarsi al cliente, non al quale il cliente deve adattarsi, visione che appare evidente proprio nell’ultimo spot girato da Apple per promuovere il suo pezzo forte.

La quotidianità e il rapporto dei prodotti Apple con essa

Nella pubblicità di iPad Pro viene mostrata la normale giornata di una bambina di 13 anni, Hannah Alligood, nota agli americani amanti della serie “Better Things”, la quale spende le proprie ore all’aperto, in compagnia del suo inseparabile tablet. Nel breve spot promozionale la ragazzina, oltre a video chattare con un suo amico, appare intenta a completare una ricerca personale sulla botanica, e in tutto questo il suo gadget tecnologico le è molto d’aiuto; essa non riesce a farne a meno, dato di fatto che la vicina di casa della ragazzina nota, e alla domanda sul perché quest’ultima non riesca a separarsi dal proprio computer, ecco la risposta promossa dall’idea di Steve Jobs in merito all’epoca post-computer, ormai non più un’utopia:
“Che cos’è un computer?”.
Essenzialità della parole, multitasking virtuale,rapporto tra tecnologia e natura, oltre che una colonna sonora alquanto rilassante , fanno di questo spot un capolavoro di promozione e sintesi del prodotto pazzesca.
Tuttavia, qualcuno ha voluto criticare l’idea del brand della mela riguardo al complesso pubblicitario.

Una vita non-vita

La bellezza del prodotto fa passare inosservato l’isolamento della bambina dal mondo. La natura, la bellezza di trascorrervi del tempo immersi, si perde a causa dell’uso smoderato del prezioso iPad pro.  L’idea che potrebbe arrivare nelle case degli americani e più in generale in quelle dei ragazzi degli altri Paesi, rischierebbe di essere la seguente:
“Non importa dove siate, se in casa o in mezzo alla natura. Non dimenticate di portare il vostro iPad pro con voi!”. Un messaggio promozionale non troppo adatto a un pubblico giovane e in età di sviluppo da un punto di vista fisico e sociale. Alle cause di questo messaggio negativo non sarebbe tanto il prodotto promosso, quanto l’età del suo utilizzatore. Sarebbe stato meglio, dunque, scegliere un soggetto di età adulta, intento a dedicarsi a un proprio hobby o al proprio lavoro in piena natura, uno studente o un ricercatore, chiunque, insomma, ma non una ragazzina che alla propria età dovrebbe interagire con i propri coetanei, anziché passare ogni sua giornata in solitudine e conta sola compagnia del proprio tablet.

Luci e ombre

In conclusione, se da una parte Apple ha voluto far passare un messaggio di imminente cambiamento nell’era tecnologica, dall’altra ha mancato di sensibilità nei confronti di una fascia di consumatori troppo giovani per un prodotto pensato sempre e comunque in funzionalità di un ambiente lavorativo, più che personale e coinvolgente la sfera privata. Questo però dovrebbe far riflettere tutti noi: il mondo sta cambiando, l’uomo corre sempre più dietro alla tecnologia, diventandone pericolosamente dipendente, e fin dalla tenera età esso sta iniziando a comunicare sempre meno le proprie emozioni, chiudendosi in un mondo creato appositamente per vivere lontano dai rapporti umani, che si mantengono solo tramite l’uso di uno schermo.

 

Mattia Bacigalupo

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