Il successo dello Stato Sociale a Sanremo: Ironia, freschezza, spontaneità, e un po’ di critica

Durante le prime serate del Festival di Sanremo, i ragazzi dello Stato Sociale scrivevano come didascalia alle loro foto che avrebbero voluto arrivare penultimi. E, alla fine, sono arrivati secondi. Non erano i favoriti, alcuni si erano espressi contro la loro canzone, contro le loro voci o il loro modo di essere, ma alla fine sono usciti trionfanti da quel esperienza che persino loro definiscono “Scherzo”. La canzone con cui si sono presentati è tra le prime in tutte le classifiche, il video della loro esibizione è uno dei più cliccati su YouTube, e loro (per adesso) sono rimasti gli stessi di prima.

La band è uno degli esempi più famosi del genere “Indie” in Italia, una categoria musicale abbastanza eterogenea, di cui fanno parte tutti gli artisti che non hanno un contratto con una grande etichetta discografica. È un genere che per anni è rimasto molto di nicchia, relegato a pochi ascoltatori, per grandissima parte giovani, ma in questi ultimi tempi si sta diffondendo su larga scala, prendendo quasi il posto del classico cantautorato italiano.

Lo Stato Sociale è un gruppo di cinque ragazzi, formatosi a Bologna nel 2009, alle sue spalle ha tre album. L’ultimo di questi ha portato la band ad un tour molto seguito, durante il quale si sono esibiti anche al Forum di Assago. All’apice della popolarità, hanno tentato un campo mai sondato, e a dire il vero un po’odiato dagli artisti Indie, ovvero il Festival della canzone italiana.

Le tracce dello Stato Sociale (come suggerisce il nome) hanno un forte elemento di critica, che spesso tocca tematiche antifasciste e antirazziste: negli album precedenti non hanno avuto peli sulla lingua a mostrarsi contrariati verso alcuni elementi della politica, della società, o semplicemente del modo di vivere “Alternativo”. Nonostante questo, la loro ironia e il loro modo di fare riesce a far sorridere in ogni caso, e così è stato a Sanremo, dove sono stati premiati, appunto, con il secondo posto.

Hanno portato qualcosa di nuovo e diverso al Festival, che rischiava di rimanere troppo ancorato ad un genere musicale più “canonico”, si sono sempre mostrati per come sono, con le loro magliette ironiche sotto la giacca elegante, hanno travolto e scombussolato Sanremo, nonostante le critiche. Per adesso stanno vivendo in modo umile la popolarità, con l’umorismo e la voglia di scherzare che li ha sempre contraddistinti. La musica indipendente potrà mai essere popolare senza perdere le sue caratteristiche?

Davide Ontano

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