I dazi di Trump e la nuova Destra protezionista

Tra le promesse di Donald Trump, già prima della sua elezione, c’era il progetto di rilanciare la produzione interna degli Stati Uniti, a discapito delle importazioni. Il presidente si è impegnato a creare i posti di lavoro che aveva promesso, e che sono stati il cardine della sua campagna elettorale, poi si è occupato di politica estera, e proprio nell’ultimo mese, ha introdotto dazi nei confronti dei paesi che esportano negli Stati Uniti. Si è concentrato soprattutto verso l’acciaio proveniente dalla Cina, in modo da rafforzare la produzione statunitense, e con questo provvedimento ha fatto la gioia delle imprese in questo settore, che vedono, naturalmente, aumentati i loro guadagni, la loro produzione e le loro opportunità di esportazione.

Un cambio di rotta per gli Stati Uniti, dal momento che con Barack Obama si stava pensando ad un accordo atlantico, per favorire un più libero scambio tra Gli USA e l’Europa.

Ma i dazi fanno bene all’economia di un paese? Naturalmente è facile vedere gli effetti positivi di questo tipo di politica nel periodo immediatamente successivo alla sua attuazione. Eppure secondo alcuni queste azioni sarebbero una politica miope e poco lungimirante, se si considera il lungo periodo. L’imposizione di dazi fa salire il tasso di cambio della moneta del paese che li ha introdotti (in poche parole, la moneta aumenterebbe il suo valore). Questo significa che diventerebbe meno conveniente comprare merci e prodotti con quella valuta, e che quindi, le esportazioni del paese non sarebbero poi così avvantaggiate. per trovare riscontri pratici a questa teoria basta guardare l’andamento del cambio euro-dollaro nell’ultimo mese: la moneta statunitense si è rafforzata moltissimo in questo periodo, e c’è chi pensa che alla base di questa variazione ci sia proprio l’introduzione di dazi nell’economia americana.

Non sembra inoltre la migliore mossa per Donald Trump attuare una politica di questo genere verso la Cina, dal momento che, allo stato attuale delle cose, il paese orientale è il più grande possessore di titoli di stato statunitensi. La Cina si è infatti servita di questa posizione nella “guerra” commerciale che l’introduzione di misure protezioniste da parte del governo Trump ha fatto scoppiare.

Questa Destra che si sta affermando negli ultimi anni non promuove più il libero mercato, ma si dimostra eccessivamente conservatrice e protettiva. Vuole promuovere l’intervento statale nell’economia, ma queste politiche non saranno efficienti a lungo andare, e, secondo alcune opinioni, renderanno solo i paesi più chiusi e meno competitivi nei mercati globali.

Davide Ontano

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